Il mercato del lavoro italiano nel 2025 racconta una storia fatta di luci e ombre.
Se guardiamo ai numeri su base annua, l’occupazione cresce con forza. Ma se ci fermiamo al dato mensile, emergono fragilità che non possiamo ignorare.
A marzo, il numero degli occupati è calato di circa 16 mila unità rispetto a febbraio, una flessione dello 0,1%. Un arretramento che colpisce soprattutto categorie precise: giovani sotto i 35 anni, lavoratori autonomi e chi ha contratti a termine. Sono le fasce più esposte alle oscillazioni del mercato, quelle che pagano per prime la volatilità.
Il tasso di occupazione resta però stabile, intorno al 63%. E qui arriva la parte positiva: rispetto a marzo dello scorso anno, parliamo di oltre 450 mila occupati in più. È il segnale che la spinta strutturale continua, anche se non in modo uniforme.
Un mercato in movimento
Il lato più delicato si vede sul fronte disoccupazione. Nel mese di marzo ci sono 32 mila disoccupati in più, con il tasso complessivo che sale al 6%. Tra i giovani, la percentuale è nettamente più alta e cresce ancora: entrare nel mondo del lavoro resta una sfida che molti non riescono a superare.
C’è poi il tema degli inattivi, cioè coloro che non cercano lavoro né risultano occupati. Qui la situazione è leggermente migliorata rispetto al mese precedente, ma rimane un indicatore che pesa sul bilancio complessivo.
Dietro le cifre: chi guadagna e chi perde
Non è soltanto una questione di aumento o calo generale. La vera differenza sta nel “per chi” le cose stanno andando bene.
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I contratti a tempo indeterminato sembrano reggere meglio, segnalando una certa stabilità.
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I rapporti a termine, invece, continuano a mostrare tutta la loro fragilità. Per tanti giovani questa è l’unica porta d’ingresso al mercato, ma è una porta che rischia di richiudersi rapidamente.
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Le donne restano tra le più colpite dalle oscillazioni, insieme a chi lavora in contesti territoriali meno solidi o in settori ancora poco innovativi.






